1 marzo 2004

Trapianti viso: nessuno può essere pronto, tecnica c’è ma manca protocollo cure immunosoppressive

Nessuno può essere ancora pronto al trapianto di faccia: "la tecnica dell’intervento è ormai disponibile ed è standardizzata, il difficile è invece mettere a punto i dosaggi ottimali per le forti terapie immunosoppressive necessarie per evitare il rigetto”. Lo ha detto la chirurga italiana Raffaella Garofalo, dell’università di Roma Tor Vergata alla vigilia del parere del comitato francese di bioetica sul trapianto di faccia richiesto dall’ospedale di Henri Mondor di Creteil. Nell’ospedale francese infatti, una decina di giorni fa il Chirurgo Laurent Lantieri aveva annunciato come imminente il primo intervento al mondo di trapianto di faccia. In quell’occasione i chirurghi francesi avevano detto che stavano mettendo a punto la tecnica per ottenere il distacco della pelle. Ma, secondo Raffaella Garofalo, non è questo il problema. “La tecnica del trapianto è ormai standardizzata - ha osservato - e gli italiani sono stati fra i primi a metterla a punto”. Per eseguire il trapianto, ha aggiunto, “basta collegare due arterie e quattro vene”, e a queste si può aggiungere il nervo facciale, se si vuole rianimare anche la bocca. Il problema è invece legato al dopo-trapianto.
“Occorre una terapia immunosoppressiva molto forte”, ha osservato la ricercatrice. “La cute - ha detto ancora - è infatti il tessuto più reattivo e importante dal punto di vista immunologico”. La vera sfida è quindi mettere appunto i dosaggi ottimali di una terapia che sarà in ogni caso molto aggressiva. Bisogna però osservare che chi ha perso l’identità del proprio viso è probabilmente molto motivato anche ad accettare un cura immunosoppressiva”, ha concluso.

 

 

<< torna alla rassegna stampa