| Venti cadaveri studiati
dai ricercatori delluniversità di Tor Vergata, per arrivare
al trapianto di faccia. In attesa del pronunciamento dei bioeticisti
francesi, previsto per domani, proseguono infatti nel nostro paese le
ricerche sul trapianto di faccia. "Stiamo sperimentando già
da quattro anni questo intervento. Abbiamo condotto ricerche su 20 cadaveri,
verificando quali arterie vascolarizzano la cute del volto", spiega
Raffaella Garofalo, chirurgo estetico e docente di chirurgia plastica
e ricostruttiva all università di Tor Vergata.
Se i colleghi francesi si sono detti pronti a prelevare il viso di un
cadavere per "trasferirlo" su un paziente gravemente sfigurato,
"in molti possono dire altrettanto- afferma il medico- la questione
vera è creare un team di specialisti allaltezza: dieci
esperti, dallo psicologo allimmunologo allanestesista e
al chirurgo, specializzati nellaffrontare questo delicatissimo
tipo di operazione". Ustioni nel viso, gravi malformazioni o esiti
di trauma che hanno sfigurato il paziente, queste le possibili indicazioni
per un intervento già vagheggiato dal cinema. "Le ricerche
sono avanzate. Siamo alla terza fase degli studi, quella relativa alleffetto
psicologico e ai rischi di rigetto".
Il trapianto di faccia, secondo la Garofalo,è dunque "una
frontiera possibile. Le nostre simulazioni al computer e dal vivo -
aggiunge - evidenziano che per realizzarlo bastano due arterie delle
quattro del viso (una temporale e una facciale) e quattro vene".
Lesperta ha già presentato i risultati raggiunti nelle
prime fasi dei suoi esperimenti a livello internazionale, in Finlandia,
Germania, Stati Uniti e Canada. "La seconda fase - prosegue - è
servita a comprendere quale spessore deve avere la cute per ottenere
un risultato apprezzabile anche dal punto di vista estetico, così
da non creare dei "mostri". E per verificare in quali casi
si debbano trapiantare anche i muscoli della bocca e degli occhi".
Negli ultimi due anni la tecnica di prelievo è stata perfezionata.
La terza fase, quella ora in corso, consiste nel verificare la compatibilità
tra donatore e paziente, in modo da evitare il rigetto e dare al paziente
lineamenti esteticamente accettabili. Ma occorre, conclude il medico,
comprendere appieno le problematiche psicologiche cui potrebbero andare
incontro i pazienti.
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