venerdì 19 gennaio 1996

Intervento di 12 ore a Roma su una donna mutilata dalle lame di una motovanga

Le riattaccano le braccia amputate

Mentre lavorava nella sua villa, il bavero della giacca s'è impigliato nella macchina trascinandola negli ingranaggi. Il soccorso è stato tempestivo. Dalla chiamata all'ingresso in sala operatoria è trascorsa soltanto una mezz'ora

di Luciana Maci

ROMA - Distesa sul letto del reparto rianimazione, Gabriella Negri Masi, ieri mattina, ha salutato il figlio muovendo i piedi. Con le braccia no, non poteva perché erano state tranciate da una motovanga due giorni prima. Solo nel tardo pomeriggio accennerà un cenno di saluto davanti alle telecamere con la mano sinistra. All'Aurelia Hospital di Roma le hanno riattaccato gli arti superiori, nel corso di una lunghissima operazione durata dalle cinque del pomeriggio alle cinque del mattino dopo. Adesso la signora, che ha 56 anni ed è proprietaria di una tenuta agricola, sta meglio, anche se la prognosi non è stata ancora sciolta. Mormora qualche parola, e. in particolare, si lamenta degli squilli incessanti di un telefono vicino alla sua stanza. Dice che a causa di quel maledetto strillo ha dormito solo un'ora durante la notte.
"Non è vero - spiega l'anestestista Rossana Rusca - ha avuto un sonno profondo, ma non se ne rende conto perché è sotto l'effetto di massicce dosi di morfina, indispensabile a placare i dolori lancinanti". Eppoi la signora Masi non può sapere che quel telefono è la sua salvezza: sono i centri trasfusionalì che chiamano ad ogni momento per segnalare l'arrivo di nuovo sangue. Per l'operazione ne è stato utilizzato in quantità industriali, e ancora ne occorre moltissimo. L'incidente, infatti, era estremamente grave. La donna stava seguendo i lavori agricoli nel terreno della sua villa, in via della Maglianella. non lontana dall'Aurelia Hospital. Improvvisamente il bavero della giacca le è rimasto impigliato tra le lame della motovanga di un trattore. Istintivamente ha alzato le braccia - mentre qualcuno la afferrava per le gambe per strapparla alle lame - e la motovanga ha tagliato di netto il braccio destro, che è caduto per terra poco lontano, e maciullato il sinistro. Il soccorso è stato tempestivo: dal momento della chiamata al 118 fino all'entrata in sala operatoria è trascorsa soltanto mezz'ora. La signora era sotto choc e gridava "Tiratemi verso destra", come se fosse ancora alle prese con il trattore. Un'équipe medica composta da microchirurgi, anestesisti e ortopedici ha lavorato tutta la notte, per compiere questa specie di miracolo: il braccio sinistro è stato ricostruito e già Gabriella muove le dita. Il destro - che un'infermiera era andata a raccogliere nel campo, per poi portarlo in ospedale, avvolto in una garza sterile e immerso nel ghiaccio secco - è stato "ricucito", anche se i medici hanno dovuto eliminare la parte superiore, troppo maciullata, perciò la donna avrà un braccio più corto dell'altro. I chirurghi sono soddisfatti e stanchissimi: alcuni di loro non dormono da giorni. Lo ricorda la direttrice dell'ospedale Fernanda Garofalo, madre del microchirurgo Raffaella, che ha guidato l'operazione. "Mia figlia, aggiunge la direttrice, collabora anche con il professor Bufalini, quello che ha riattaccato il braccio al pilota automobilistico Nannini". I parenti della Negri Masi sembrano rassicurati. "L'équipe medica sta facendo il possibile - afferma la figlia - perciò abbiamo fiducia, siamo sereni e combattivi". Il loro apporto è stato determinante: la notte dell'incidente sono corsi per tutta Roma a ritirare personalmente sacche di plasma e sangue nei vari centri trasfusionali. Per adesso la signora preferisce non farli entrare nella sua stanza, perché teme di emozionarsi troppo. L'ha fatto una sola volta, ha accettato quel saluto con i piedi, e poi non se l'è sentita più. Per dichiarare il "fuori pericolo" ci vorranno ancora circa otto giorni. Poi la attendono mesi di riabilitazione.


E' un'allieva del prof. Bufalini la dottoressa che ha diretto l'equipe

Così abbiamo ricucito gli arti
di Giancarlo Calzolari


Roma - Ha Firenze nel cuore la donna chirurgo che ha effettuato l'impresa di riattaccre le braccia alla signora romana, vittima di un incidente con una motovanga. La dottoressa Raffaella Garofalo, direttore del dipartimento di microchirurgia e di chirurgia ricostruttiva dell'Aurelia Hospital, infatti, ha sempre seguito, con grande attenzione, il lavoro del professor Carlo Bufalini di Firenze, che, in questo settore, ha svolto un lavoro di fondamentale importanza. Il professor Bufalini viene spesso a Roma e recentemente ha partecipato al convegno di microchirurgia, organizzato proprio dalla dottoressa Garofalo, effettuando anche dimostrazioni della sua straordinaria tecnica. "La signora su cui abbiamo effettuato l'intervento - ci dice la dottoressa Garofalo - nella sfortuna è stata fortunata. Infatti abita vicino al nostro ospedale e una delle nostre ambulanze l'ha portata al pronto soccorso, circa mezz'ora dopo l'incidente verificatosi nel pomeriggio. Gli arti erano conservati in una coperta con ghiaccio secco. La donna era in un drammatico stato di choc e bisognava intervenire subito. In camera operatoria abbiamo cominciato immediatamente a lavorare, dividendo l'intervento con il chirurgo ortopedico dottor Pescatori, il quale ha affrontato e risolto il problema del ricongiungimento delle ossa. Dopo la fase di sistemazione iniziale, abbiamo cominciato un lavoro di straordinaria tensione, perché effettuato tutto al microscopio, per ricostruire pazientemente tutti i vasi sanguigni. Il lavoro è stato perfettamente coordinato e il merito va ascritto a tutti coloro che erano presenti in sala operatoria. Ovviamente ci siamo alternati al microscopio perché nessuna persona è in grado di resistere dieci ore consecutive al tavolo operatorio. Finirebbe, inevitabilmente, per commettere degli errori. Straordinario è stato il lavoro degli anestesisti che hanno dovuto far fronte allo stato di choc, alla necessità di evitare danni renali e di mantenere lo stato di sedazione così a lungo. Il nostro lavoro è stato, dunque, un lavoro di pazienza e di organizzazione come ci ha più volte dimostrato il professor Bufalini, il quale è vero, riattaccò il braccio di Nannini, ma ha anche effettuato numerosi altri straordinari interventi di cui nessuno parla".
"Naturalmente - continua la dottoressa Garofalo, giovane, molto elegante, madre di due belle bambine - è troppo presto per sciogliere la prognosi. Occorrerà ancora attendere qualche giorno, anche se le braccia sono ben vascolarizzate e le apparecchiature segnalano l'ossigenazione del sangue. Ci sono, infatti, ancora tanti eventi che possono complicare tutto, anche se l'operazione da un punto di vista tecnico, è perfettamente riuscita. Non bisogna dimenticare, infatti, il rischio, rappresentato dalle tossine prodotte dal braccio, che è stato completamente amputato. Ecco perché continuiamo a mantenere la signora in camera di rianimazione".

 
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