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ROMA - Distesa sul letto del reparto rianimazione,
Gabriella Negri Masi, ieri mattina, ha salutato il figlio muovendo i
piedi. Con le braccia no, non poteva perché erano state tranciate
da una motovanga due giorni prima. Solo nel tardo pomeriggio accennerà
un cenno di saluto davanti alle telecamere con la mano sinistra. All'Aurelia
Hospital di Roma le hanno riattaccato gli arti superiori, nel corso
di una lunghissima operazione durata dalle cinque del pomeriggio alle
cinque del mattino dopo. Adesso la signora, che ha 56 anni ed è
proprietaria di una tenuta agricola, sta meglio, anche se la prognosi
non è stata ancora sciolta. Mormora qualche parola, e. in particolare,
si lamenta degli squilli incessanti di un telefono vicino alla sua stanza.
Dice che a causa di quel maledetto strillo ha dormito solo un'ora durante
la notte.
"Non è vero - spiega l'anestestista Rossana Rusca - ha avuto
un sonno profondo, ma non se ne rende conto perché è sotto
l'effetto di massicce dosi di morfina, indispensabile a placare i dolori
lancinanti". Eppoi la signora Masi non può sapere che quel telefono
è la sua salvezza: sono i centri trasfusionalì che chiamano
ad ogni momento per segnalare l'arrivo di nuovo sangue. Per l'operazione
ne è stato utilizzato in quantità industriali, e ancora
ne occorre moltissimo. L'incidente, infatti, era estremamente grave.
La donna stava seguendo i lavori agricoli nel terreno della sua villa,
in via della Maglianella. non lontana dall'Aurelia Hospital. Improvvisamente
il bavero della giacca le è rimasto impigliato tra le lame della
motovanga di un trattore. Istintivamente ha alzato le braccia - mentre
qualcuno la afferrava per le gambe per strapparla alle lame - e la motovanga
ha tagliato di netto il braccio destro, che è caduto per terra
poco lontano, e maciullato il sinistro. Il soccorso è stato tempestivo:
dal momento della chiamata al 118 fino all'entrata in sala operatoria
è trascorsa soltanto mezz'ora. La signora era sotto choc e gridava
"Tiratemi verso destra", come se fosse ancora alle prese con il trattore.
Un'équipe medica composta da microchirurgi, anestesisti e ortopedici
ha lavorato tutta la notte, per compiere questa specie di miracolo:
il braccio sinistro è stato ricostruito e già Gabriella
muove le dita. Il destro - che un'infermiera era andata a raccogliere
nel campo, per poi portarlo in ospedale, avvolto in una garza sterile
e immerso nel ghiaccio secco - è stato "ricucito", anche se i
medici hanno dovuto eliminare la parte superiore, troppo maciullata,
perciò la donna avrà un braccio più corto dell'altro.
I chirurghi sono soddisfatti e stanchissimi: alcuni di loro non dormono
da giorni. Lo ricorda la direttrice dell'ospedale Fernanda Garofalo,
madre del microchirurgo Raffaella, che ha guidato l'operazione. "Mia
figlia, aggiunge la direttrice, collabora anche con il professor Bufalini,
quello che ha riattaccato il braccio al pilota automobilistico Nannini".
I parenti della Negri Masi sembrano rassicurati. "L'équipe medica
sta facendo il possibile - afferma la figlia - perciò abbiamo
fiducia, siamo sereni e combattivi". Il loro apporto è stato
determinante: la notte dell'incidente sono corsi per tutta Roma a ritirare
personalmente sacche di plasma e sangue nei vari centri trasfusionali.
Per adesso la signora preferisce non farli entrare nella sua stanza,
perché teme di emozionarsi troppo. L'ha fatto una sola volta,
ha accettato quel saluto con i piedi, e poi non se l'è sentita
più. Per dichiarare il "fuori pericolo" ci vorranno ancora circa
otto giorni. Poi la attendono mesi di riabilitazione.
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Roma - Ha Firenze nel cuore la donna chirurgo che ha effettuato l'impresa
di riattaccre le braccia alla signora romana, vittima di un incidente
con una motovanga. La dottoressa Raffaella Garofalo, direttore del dipartimento
di microchirurgia e di chirurgia ricostruttiva dell'Aurelia Hospital,
infatti, ha sempre seguito, con grande attenzione, il lavoro del professor
Carlo Bufalini di Firenze, che, in questo settore, ha svolto un lavoro
di fondamentale importanza. Il professor Bufalini viene spesso a Roma
e recentemente ha partecipato al convegno di microchirurgia, organizzato
proprio dalla dottoressa Garofalo, effettuando anche dimostrazioni della
sua straordinaria tecnica. "La signora su cui abbiamo effettuato l'intervento
- ci dice la dottoressa Garofalo - nella sfortuna è stata fortunata.
Infatti abita vicino al nostro ospedale e una delle nostre ambulanze
l'ha portata al pronto soccorso, circa mezz'ora dopo l'incidente verificatosi
nel pomeriggio. Gli arti erano conservati in una coperta con ghiaccio
secco. La donna era in un drammatico stato di choc e bisognava intervenire
subito. In camera operatoria abbiamo cominciato immediatamente a lavorare,
dividendo l'intervento con il chirurgo ortopedico dottor Pescatori,
il quale ha affrontato e risolto il problema del ricongiungimento delle
ossa. Dopo la fase di sistemazione iniziale, abbiamo cominciato un lavoro
di straordinaria tensione, perché effettuato tutto al microscopio,
per ricostruire pazientemente tutti i vasi sanguigni. Il lavoro è
stato perfettamente coordinato e il merito va ascritto a tutti coloro
che erano presenti in sala operatoria. Ovviamente ci siamo alternati
al microscopio perché nessuna persona è in grado di resistere
dieci ore consecutive al tavolo operatorio. Finirebbe, inevitabilmente,
per commettere degli errori. Straordinario è stato il lavoro
degli anestesisti che hanno dovuto far fronte allo stato di choc, alla
necessità di evitare danni renali e di mantenere lo stato di
sedazione così a lungo. Il nostro lavoro è stato, dunque,
un lavoro di pazienza e di organizzazione come ci ha più volte
dimostrato il professor Bufalini, il quale è vero, riattaccò
il braccio di Nannini, ma ha anche effettuato numerosi altri straordinari
interventi di cui nessuno parla".
"Naturalmente - continua la dottoressa Garofalo, giovane, molto elegante,
madre di due belle bambine - è troppo presto per sciogliere la
prognosi. Occorrerà ancora attendere qualche giorno, anche se
le braccia sono ben vascolarizzate e le apparecchiature segnalano l'ossigenazione
del sangue. Ci sono, infatti, ancora tanti eventi che possono complicare
tutto, anche se l'operazione da un punto di vista tecnico, è
perfettamente riuscita. Non bisogna dimenticare, infatti, il rischio,
rappresentato dalle tossine prodotte dal braccio, che è stato
completamente amputato. Ecco perché continuiamo a mantenere la
signora in camera di rianimazione".
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