28 novembre 2002

Cronaca di Roma

Ma in Italia lo stiamo già sperimentando

Vivere con la faccia di un altro? Anche secondo alcuni scienziati italiani sarà presto possibile. Parola, tanto per fare un esempio, di Marco Lanzetta, microchirurgo del San Gerardo di Monza, uno dei pionieri del trapianto di mano, che assicura: "I trapianti di faccia sono vicini. E anche noi ci stiamo pensando". Lanzetta sottolinea che questa operazione sarebbe indicata per "pochi e selezionatissimi pazienti, totalmente sfigurati, poiché occorre distinguere tra un intervento terapeutico ed uno estetico", pur restando la faccenda "fattibile, giustificabile e logica".
Anche per Raffaella Garofalo, chirurgo plastico dell'università di Tor Vergata di Roma, "il trapianto facciale è possibile". E aggiunge: "Noi stiamo compiendo simulazioni da due anni. Abbiamo visto che anatomicamente l'operazione è praticabile, bastano due arterie e quattro vene". D'altronde, secondo il chirurgo, l'idea di iniziare queste ricerche e le simulazioni è emersa da interventi reali realizzati d'urgenza su persone a cui veniva reimpiantato il proprio volto. Il trapianto di faccia, dunque, è in corso di studio, ma secondo la dottoressa Garofalo ci vorrà più tempo dei sei mesi annunciati da Peter Butler.
Le ragioni? "Non si tratta di motivi tecnici - ha precisato il chirurgo plastico italiano - ma per fattori di diversa natura radicati soprattutto nel nostro paese". Gli ostacoli maggiori infatti, secondo la dottoressa, sono la mentalità delle persone (per le peraltro inevitabili implicazioni psicologiche) e anche la difficoltà, tipicamente italiana, di organizzare un lavoro di squadra tra chirurghi.

 
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