28 novembre 2002 Tra nove mesi trapianterò una faccia La nuova tecnica messa a punto dal chirurgo inglese Peter Butler risolverebbe i problemi legati al rigetto ed alla futura "mobilità" del volto. Ma nessuno vuol fare il donatore di labbra, naso, orecchi, ossa e vasi sanguigni: "Nel volto cè lidentità". di Paola Pollo |
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Tra nove mesi al massimo un chirurgo inglese, Peter Butler, del London Royal Free Hospital, sarà in grado di eseguire un trapianto di faccia. Sì, un trapianto di labbra, naso, orecchi, pelle, ossa, vene, vasi sanguigni e arterie. Un ricevente e un donatore. I dettagli scientifici sono pochi, ma Butler sostiene, sul sito Internet della Bbc, che la documentazione per chiedere lautorizzazione a procedere con il primo intervento è quasi pronta. E che ha già individuato una decina di casi: persone con il volto deturpato da gravi malattie o incidenti. "Solo che a questo punto - dice il chirurgo - è necessario sollevare una discussione morale ed etica, perché è giusto sapere cosa ne pensa lopinione pubblica". Il volto è lidentità. Diverse persone con patologie serie al viso, interrogate dalléquipe di Butler, hanno detto che non sceglierebbe mai un trapianto di faccia. Così come in unindagine fra donatori di organi la risposta più frequente è stata "no, la faccia mai". Senza contare altri risvolti ipotizzabili e non auspicabili. Per esempio che della tecnica si appropri la chirurgia estetica, che di confini se ne pone pochi. "È un argomento vecchio - taglia corto il professor Luigi Donati, direttore dellIstituto di chirurgia plastica e ricostruttiva dellUniversità di Milano -. La tecnica del trapianto di faccia è stata tentata e abbandonata un paio di anni fa. Senza documentazione non mi sento di commentare il lavoro degli inglesi. Ma sono scettico. Mi chiedo, per esempio, come siano stati superati i problemi legati ai troppi rigetti dei tessuti molli". Non tutti, però, sono daccordo. "Il trapianto facciale è possibile, bastano due arterie e quattro vene. Noi compiamo simulazioni da due anni", annuncia Raffaella Garofalo, chirurgo plastico dellUniversità di Tor Vergata di Roma. Sulla stessa linea il microchirurgo del San Gerardo di Monza, Marco Lanzetta: "Dal punto di vista tecnico non è fantascienza: ci stiamo pensando". Cecilia Gattotrocchi, antropologa, docente a Perugia, trova la notizia "incredibile". "Ma scherziamo? Cè poco da dire dal punto di vista etico se parliamo di persone che hanno volti sfigurati. Certo, se si allevassero giovanotti belli alla Raoul Bova, per toglier loro la faccia, allora sarebbe mostruoso". Anche la specialista solleva i dubbi di Donati sulla fattibilità: "E sul successo. Penso alla vista, al sorriso, alludito, al tatto. E se la persona è condannata per leternità a non percepire una carezza?". Linquietante interrogativo arriva subito dopo: "In quanti sono disposti a vivere con la faccia di un altro? Unidentità diversa?". Per poi allargare il campo a qualcosa che finora si era visto solo al cinema, in "Face off", con un trapianto di volto tra John Travolta e Nicholas Cage, poliziotto e criminale. Per lappunto: "Potrebbero servirsene i delinquenti - dice Gattotrocchi -. E allora solleviamo anche il problema giuridico: è lecito trasformare una persona in unaltra?" Chi con un volto che si trasforma ci lavora, invece, sindigna pensando ai possibili usi sbagliati della tecnica: "Sono contraria alla chirurgia plastica e trovo terrificante lidea di speculare sulla faccia degli altri - dice la comica Francesca Reggiani -. Mia madre mi diceva che avevo un naso importante, io le rispondevo "no mamma è brutto". Poi pensavo davanti a Dio siamo tutti uguali, e di profilo?". Elisabetta Canalis non imita nessuno ma vive della sua faccia: "Macabro, direi macabro. Pensare che allo specchio si riflette la faccia di una persona che non cè più. Uno può avere anche seri problemi al volto, ma credo che sia difficile da sopportare. E anche come donatrice, direi no, la faccia no". |
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