2 marzo 2004

Stessa età, sesso e pelle per donatore e ricevente

di Margherita De Bac

Roma - Bionda, occhi azzurri, un fare aggraziato. Non immagineresti mai che una donna come lei possa nutrire un interesse scientifico così speciale.
Il trapianto di viso. Raffaella Garofalo, docente di chirurgia estetica e ricostruttiva presso la scuola di specializzazione dell’università romana di Tor Vergata, è l’unico chirurgo italiano che può affermare di averlo fatto, in forma di esperimento, sui cadaveri. Non in Italia, dove non si può, ma a Liegi, in Belgio: "Abbiamo dimostrato la validità di una tecnica - spiega con particolari agghiaccianti per i non addetti ai lavori - per rivascolarizzare la parte trasferita dal donatore al ricevente bastano due arterie e quattro vene".
Ora è in corso una nuova ricerca. Stanno valutando in sala anatomica e al computer i risultati estetici di questi interventi. "Il viso assomiglia più a quello del ricevente che del donatore ma fondamentale è che i due abbiamo stessa età, sesso, colore e qualità della pelle", aggiunge la Garofalo, fondatrice assieme a colleghi francesi e inglesi dell’associazione SOS viso". La tecnica di cui si è occupata, molto simile a quella dell’equipe transalpina, consente nel trasferimento di tessuto cutaneo, sottocute e muscoli di occhi e bocca. In pratica quasi un’intera maschera ad esclusione di labbra e sopracciglia.
Con microscopiche suture i vasi sanguigni vengono ricollegati. Gli specialisti britannici, al recente congresso mondiale di Heidelberg dove una tavola rotonda è stata dedicata a questi trapianti, hanno dimostrato che è possibile prelevare anche ossa e cartilagini. "Non conosco nei particolari la tecnica del mio amico Lantieri. Credo che abbia deciso come prima volta di procedere per gradi. Quindi un intervento più semplice, per gradi e non dell’intera parte".
I problemi maggiori riguardano l’immunosoppressione. Ad Heidelberg una ricercatrice canadese ha presentato i suoi studi sulla quantità ottimale di farmaci antirigetto. Sono necessarie dosi massicce. "Ma parliamo di pazienti senza alternative, terribilmente sfigurati e quindi la prospettiva di sottoporli a terapie così invasive è accettabile dal punto di vista etico".
In Italia l’era dei trapianti di visi è ancora molto lontana: "Non ci risultano richieste di autorizzazione - esclude questa possibilità Alessandro Nanni Costa, coordinatore del Centro nazionale trapianti - È un progetto da considerare con grande cautela soprattutto per i famigliari dei donatori cui dovremmo chiedere di infliggere una mutilazione al corpo del loro caro. No, da noi i tempi non sono ancora maturi".

 
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