| Roma - Bionda, occhi
azzurri, un fare aggraziato. Non immagineresti mai che una donna come
lei possa nutrire un interesse scientifico così speciale.
Il trapianto di viso. Raffaella Garofalo, docente di chirurgia estetica
e ricostruttiva presso la scuola di specializzazione delluniversità
romana di Tor Vergata, è lunico chirurgo italiano che può
affermare di averlo fatto, in forma di esperimento, sui cadaveri. Non
in Italia, dove non si può, ma a Liegi, in Belgio: "Abbiamo dimostrato
la validità di una tecnica - spiega con particolari agghiaccianti
per i non addetti ai lavori - per rivascolarizzare la parte trasferita
dal donatore al ricevente bastano due arterie e quattro vene".
Ora è in corso una nuova ricerca. Stanno valutando in sala anatomica
e al computer i risultati estetici di questi interventi. "Il viso assomiglia
più a quello del ricevente che del donatore ma fondamentale è
che i due abbiamo stessa età, sesso, colore e qualità
della pelle", aggiunge la Garofalo, fondatrice assieme a colleghi francesi
e inglesi dellassociazione SOS viso". La tecnica di cui si è
occupata, molto simile a quella dellequipe transalpina, consente
nel trasferimento di tessuto cutaneo, sottocute e muscoli di occhi e
bocca. In pratica quasi unintera maschera ad esclusione di labbra
e sopracciglia.
Con microscopiche suture i vasi sanguigni vengono ricollegati. Gli specialisti
britannici, al recente congresso mondiale di Heidelberg dove una tavola
rotonda è stata dedicata a questi trapianti, hanno dimostrato
che è possibile prelevare anche ossa e cartilagini. "Non conosco
nei particolari la tecnica del mio amico Lantieri. Credo che abbia deciso
come prima volta di procedere per gradi. Quindi un intervento più
semplice, per gradi e non dellintera parte".
I problemi maggiori riguardano limmunosoppressione. Ad Heidelberg
una ricercatrice canadese ha presentato i suoi studi sulla quantità
ottimale di farmaci antirigetto. Sono necessarie dosi massicce. "Ma
parliamo di pazienti senza alternative, terribilmente sfigurati e quindi
la prospettiva di sottoporli a terapie così invasive è
accettabile dal punto di vista etico".
In Italia lera dei trapianti di visi è ancora molto lontana:
"Non ci risultano richieste di autorizzazione - esclude questa possibilità
Alessandro Nanni Costa, coordinatore del Centro nazionale trapianti
- È un progetto da considerare con grande cautela soprattutto
per i famigliari dei donatori cui dovremmo chiedere di infliggere una
mutilazione al corpo del loro caro. No, da noi i tempi non sono ancora
maturi".
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