| Cambiare i tratti di una bimba solo perché Down? È quello che vuole fare una coppia inglese, e subito sono fioccate le polemiche. Ma la dottoressa, grande esperta della plastica facciale, non capisce il motivo di tanto rumore. Anzi, sarebbe pronta a operarla lei stessa.
Ophelia Kirwan è una bambina inglese bellissima, due anni, capelli biondi, un sorriso felice, gli occhi a mandorla, segno tipico della sindrome di Down. Suo padre Laurence è uno dei migliori chirurghi estetici del mondo e ha già annunciato al quotidiano Daily Mail che quando Ophelia compirà diciott’anni, se lei sarà d’accordo, attenuerà col bisturi i tratti somatici che caratterizzano la sua diversità: “Gli occhi troppo distanti tra loro, il naso piatto, la lingua che qualche volta sorge dalla bocca e il collo grosso”. “Non è giusto che Ophelia e altri come lei siano giudicati da come appaiono” spiega la madre “e magari per questo venga negato loro un lavoro”. Le dichiarazioni dei due genitori hanno suscitato polemiche feroci tra chirurghi, psicologi e associazioni di famigliari di persone Down. Ha senso camuffare un tratto profondo dell’identità di Ophelia, come se fosse uno stigma? Lo abbiamo chiesto a Raffaella Garofalo, uno dei maghi dell’estetica più quotati nel nostro Paese, docente nella scuola di specializzazione di chirurgia plastica all’Università Tor Vergata di Roma e presidente dell’Associazione SOSViso per lo studio e la cura di pazienti con gravi problemi al volto dovuti a ustioni, malattie o interventi chirurgici.
Cos’ha pensato quando ha letto la notizia? Si è indignata?
Al contrario, non ho capito il motivo di tanto rumore. Credo che se un bambino Down senza grave ritardo mentale fosse consapevole dell’immagine di sé e desiderasse assomigliare di più ai suoi compagni, un intervento chirurgico potrebbe solo aiutarlo a stare meglio con se stesso.
Non è un inganno dalle gambe corte? Un ragazzo Down anche con i tratti modificati avrà comunque un ritardo, sarà diverso dagli altri. Il presidente della società italiana chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, Mariano Bormioli, sostiene che l’essere riconoscibili come Down in realtà protegge questi bambini, fa sì che i compagni siano più accoglienti nei loro confronti.
Invece io penso che migliorare il proprio aspetto sia un’arma in più per farsi accettare, per vivere più serenamente la propria diversità. Certo, non sono decisioni da prendere alla leggera. Se il ragazzo è minorenne, infatti, la scelta dell’intervento dovrebbe essere fatta da una équipe di esperti: insegnati, psicologi, medici. I desideri dei genitori non bastano: madre e padre sono troppo coinvolti.
O non sopportano di avere un figlio Down, come molti sospettano dei Kirwan.
Non li conosco. Però le loro richieste non hanno nulla di scandaloso.
La maggioranza dei chirurghi sostiene che un’operazione su un Down sia giustificata solo in presenza di problemi funzionali, come la macroglossia, la lingua troppo grossa che fuoriesce dalla bocca.
Allora non dovremmo fare neppure interventi ricostruttivi della mammella nelle donne operate al seno, perché servono solo a migliorare il rapporto col proprio corpo.
L’operazione cui sarà sottoposta Ophelia è complessa?
No. Sui legamenti degli occhi si può intervenire anche in età infantile e così sulle orecchie a sventola. Il naso invece va corretto quando il viso ha assunto una struttura definitiva, dopo l’adolescenza. Non sono operazioni difficili, solo che finora sono state condotte su pochi pazienti. In realtà sono simili a quelle sui cinesi che vogliono occidentalizzare i tratti. Quindi c’è un’ampia casistica cui ispirarsi.
Non la turba che qualcuno voglia occidentalizzare il proprio aspetto?
Io non entro nelle decisioni dei miei pazienti, mi limito ad aiutarli a stare meglio con se stessi. Mi fermo solo quando mi rendo conto che la chirurgia non porta ulteriori benefici a quella persona.
Le hanno mai chiesto di operare un Down?
Mai.
Lo farebbe?
Perché no? A patto naturalmente che, se fosse un bambino, la decisione venga presa da un’équipe di esperti.
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