novembre 2002

Trapianto del viso, un sogno presto raggiungibile


Finora era stato solo un sogno delle donne o, al massimo, un obiettivo fantastico dei registi e sceneggiatori hollywoodiani. Adesso è una novità presto possibile e accessibile a tutte. Il trapianto di viso è possibile. Almeno tecnicamente. La novità, che dà speranza soprattutto alle persone con gravi danni al volto, è stata illustrata da Raffaella Garofalo, primario della divisione di chirurgia plastica ricostruttiva e microchirurgia dell'Aurelia Hospital di Roma, e coordinatrice di uno studio sul trapianto di viso in Belgio. Studi sperimentali, realizzati in Belgio e Sudamerica, forniscono le basi. Sabato si terrà un convegno a Roma e a Modena, dove verranno illustrate tutte le nuove tecniche per la ricostruzione degli arti. Per nutrire e mantenere vitale la pelle del volto reimpiantata sono sufficienti 4 arterie e 6 vene: una 'struttura' che può essere realizzata dal chirurgo, mentre i problemi di rigetto sono gli stessi di altri trapianti. Qualche magagna in più si ha però con le questioni etiche.
Il trapianto di volto, dice l'esperta, non cambia i connotati del ricevente. "Dai test che abbiamo realizzato in Belgio su cadavere - spiega la professoressa Garofalo - dimostrano che il volto si adatta moltissimo a quello del ricevente. Sono soprattutto le strutture ossee, infatti, a dare forma al viso. Ma, sorprendentemente, anche pelle e lineamenti sono più somiglianti a quelli del ricevente". Difficili da risolvere, invece, i poblemi organizzativi ed etici. "L'ostacolo principale - continua l'esperta - è quello di trovare donatori compatibili, per età, colore e struttura della pelle. Dal punto di vista etico, inoltre, donare il volto, che rappresenta l'identità, è più complicato rispetto al 'dono' di altre parti del corpo". La tecnica, ancora sperimentale, sta nell'impiantare la pelle del volto, prelevata da cadavere con i muscoli oculari e della bocca. "In Belgio abbiamo già fatto diversi test su cadavere - conclude la Garofalo - e i risultati sono stati presentati a congressi scientifici. Ora spero di poter ottenere al più presto l'autorizzazione a sperimentare sulle scimmie".

 
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