Roma - 23 novembre 2003

Trapianto di viso? Possibile!

Il pensiero corre rapido al film "The mask", quando il personaggio principale si stirava il viso facendogli assumere le fogge più strane. Ma la notizia anche pubblichiamo non arriva da Hollywood bensì dall'Italia e più precisamente da Roma, dall'Aurelia Hospital.
Come dichiara all'ADN Kronos la professoressa Raffaella Garofalo, primario della divisione di chirurgia plastica ricostruttiva e microchirurgia presso la clinica capitolina, il trapianto di viso è possibile e le sue parole ridonano la speranza alle persone con gravi danni al volto.
Coordinatrice in Belgio di uno studio sul trapianto di viso, la prof. Garofalo ha fato riferimento anche a studi sperimentali che forniscono le basi su cui lavorare. Per 'nutrire' e mantenere vitale la pelle del volto reimpiantata sono sufficienti 4 arterie e 6 vene: una 'struttura' che può essere realizzata dal chirurgo, mentre i problemi di rigetto sono identici ad altri trapianti. Più difficili da risolvere, invece, i problemi etici e organizzativi mentre appare superabile il profilo estetico - ed esteriore - dell'intervento visto che il trapianto non cambia i connotati del ricevente. "I test realizzati in Belgio dimostrano che il volto si adatta moltissimo a quello del ricevente", afferma la specialista. Sono soprattutto le strutture ossee, infatti, a dare 'forma' al viso. Ma, sorprendentemente, "anche pelle e lineamenti sono più somiglianti a quelli del ricevente". Difficili da risolvere risultano i problemi organizzativi e di carattere etico. "L'ostacolo principale - continua - è trovare donatori compatibili, visto che dovrà combaciare l'età, il colore e la struttura della pelle. Moralmente, inoltre, donare il volto, che rappresenta l'identità, è più complicato rispetto al 'dono' di altre parti del corpo". La tecnica, ancora del tutto sperimentale, consiste nell'impiantare la pelle del volto, prelevata da cadavere con i muscoli oculari e della bocca. "In Belgio abbiamo già fatto diversi test su cadavere - conclude la Garofalo - e i risultati sono stati presentati a congressi scientifici. Ora spero di poter ottenere al più presto l'autorizzazione a sperimentare sulle scimmie".


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