| Il pensiero corre rapido
al film "The mask", quando il personaggio principale si stirava il viso
facendogli assumere le fogge più strane. Ma la notizia anche
pubblichiamo non arriva da Hollywood bensì dall'Italia e più
precisamente da Roma, dall'Aurelia Hospital.
Come dichiara all'ADN Kronos la professoressa Raffaella Garofalo, primario
della divisione di chirurgia plastica ricostruttiva e microchirurgia
presso la clinica capitolina, il trapianto di viso è possibile
e le sue parole ridonano la speranza alle persone con gravi danni al
volto.
Coordinatrice in Belgio di uno studio sul trapianto di viso, la prof.
Garofalo ha fato riferimento anche a studi sperimentali che forniscono
le basi su cui lavorare. Per 'nutrire' e mantenere vitale la pelle del
volto reimpiantata sono sufficienti 4 arterie e 6 vene: una 'struttura'
che può essere realizzata dal chirurgo, mentre i problemi di
rigetto sono identici ad altri trapianti. Più difficili da risolvere,
invece, i problemi etici e organizzativi mentre appare superabile il
profilo estetico - ed esteriore - dell'intervento visto che il trapianto
non cambia i connotati del ricevente. "I test realizzati in Belgio dimostrano
che il volto si adatta moltissimo a quello del ricevente", afferma la
specialista. Sono soprattutto le strutture ossee, infatti, a dare 'forma'
al viso. Ma, sorprendentemente, "anche pelle e lineamenti sono più
somiglianti a quelli del ricevente". Difficili da risolvere risultano
i problemi organizzativi e di carattere etico. "L'ostacolo principale
- continua - è trovare donatori compatibili, visto che dovrà
combaciare l'età, il colore e la struttura della pelle. Moralmente,
inoltre, donare il volto, che rappresenta l'identità, è
più complicato rispetto al 'dono' di altre parti del corpo".
La tecnica, ancora del tutto sperimentale, consiste nell'impiantare
la pelle del volto, prelevata da cadavere con i muscoli oculari e della
bocca. "In Belgio abbiamo già fatto diversi test su cadavere
- conclude la Garofalo - e i risultati sono stati presentati a congressi
scientifici. Ora spero di poter ottenere al più presto l'autorizzazione
a sperimentare sulle scimmie".
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