novembre 2002

Tra nove mesi trapianterò una faccia
L'annuncio di un chirurgo inglese. Ma nessuno vuol fare il donatore: nel volto c'è l'identità

Milano

Tra nove mesi al massimo un chirurgo inglese, Peter Butler, del London Royal Free Hospital, sarà in grado di eseguire un trapianto di faccia. Sì, un trapianto di labbra, naso, orecchi, pelle, ossa, vene, vasi sanguigni e arterie. Un ricevente e un donatore. I dettagli scientifici sono pochi, ma Butler sostiene, sul sito Internet della Bbc, che la documentazione per chiedere l’autorizzazione a procedere con il primo intervento è quasi pronta. E che ha già individuato una decina di casi: persone con il volto deturpato da gravi malattie o incidenti. "Solo che a questo punto - dice il chirurgo - è necessario sollevare una discussione morale ed etica, perché è giusto sapere cosa ne pensa l’opinione pubblica". Il volto è l’identità. Diverse persone con patologie serie al viso, interrogate dall’équipe di Butler, hanno detto che non sceglierebbe mai un trapianto di faccia. Così come in un’indagine fra donatori di organi la risposta più frequente è stata "no, la faccia mai". Senza contare altri risvolti ipotizzabili e non auspicabili. Per esempio che della tecnica si appropri la chirurgia estetica, che di confini se ne pone pochi. "È un argomento vecchio - taglia corto il professor Luigi Donati, direttore dell’Istituto di chirurgia plastica e ricostruttiva dell’Università di Milano -. La tecnica del trapianto di faccia è stata tentata e abbandonata un paio di anni fa. Senza documentazione non mi sento di commentare il lavoro degli inglesi. Ma sono scettico. Mi chiedo, per esempio, come siano stati superati i problemi legati ai troppi rigetti dei tessuti molli". Non tutti, però, sono d’accordo. "Il trapianto facciale è possibile, bastano due arterie e quattro vene. Noi compiamo simulazioni da due anni", annuncia Raffaella Garofalo, chirurgo plastico dell’Università di Tor Vergata di Roma. Sulla stessa linea il microchirurgo del San Gerardo di Monza, Marco Lanzetta: "Dal punto di vista tecnico non è fantascienza: ci stiamo pensando". Cecilia Gattotrocchi, antropologa, docente a Perugia, trova la notizia "incredibile". "Ma scherziamo? C’è poco da dire dal punto di vista etico se parliamo di persone che hanno volti sfigurati. Certo, se si allevassero giovanotti belli alla Raoul Bova, per toglier loro la faccia, allora sarebbe mostruoso". Anche la specialista solleva i dubbi di Donati sulla fattibilità: "E sul successo. Penso alla vista, al sorriso, all’udito, al tatto. E se la persona è condannata per l’eternità a non percepire una carezza?". L’inquietante interrogativo arriva subito dopo: "In quanti sono disposti a vivere con la faccia di un altro? Un’identità diversa?". Per poi allargare il campo a qualcosa che finora si era visto solo al cinema, in "Face off", con un trapianto di volto tra John Travolta e Nicholas Cage, poliziotto e criminale. Per l’appunto: "Potrebbero servirsene i delinquenti - dice Gattotrocchi -. E allora solleviamo anche il problema giuridico: è lecito trasformare una persona in un’altra?" Chi con un volto che si trasforma ci lavora, invece, s’indigna pensando ai possibili usi sbagliati della tecnica: "Sono contraria alla chirurgia plastica e trovo terrificante l’idea di speculare sulla faccia degli altri - dice la comica Francesca Reggiani -. Mia madre mi diceva che avevo un naso importante, io le rispondevo "no mamma è brutto". Poi pensavo davanti a Dio siamo tutti uguali, e di profilo?". Elisabetta Canalis non imita nessuno ma vive della sua faccia: "Macabro, direi macabro. Pensare che allo specchio si riflette la faccia di una persona che non c’è più. Uno può avere anche seri problemi al volto, ma credo che sia difficile da sopportare. E anche come donatrice, direi no, la faccia no".

 
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