22 novembre 2001 Pronti per il trapianto del volto Con le tecniche del lifting aiuteremo le vittime di incidenti Flavia Amabile - Roma |
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Non è solo una fantasia dei registi hollywoodiani. Il trapianto di viso è possibile. Almeno tecnicamente. La novità - che ricorda il film Face off con John Travolta e Nicholas Cage - dà speranza alle persone con gravi danni al volto ed è stata illustrata da Raffaella Garofalo, primario della divisione di chirurgia plastica ricostruttiva e microchirurgia dell'Aurelia Hospital di Roma e coordinatrice di uno studio sul trapianto di viso in Belgio. Studi sperimentali, realizzati soprattutto in Belgio e Sudamerica, forniscono già le basi su cui lavorare e lasciano capire come le tecniche usate per il lifting siano in realtà sempre più utilizzate in sala operatoria anche nel caso di mani e dita rovinate da gravi incidenti, soprattutto gli incidenti sul lavoro, per ridargli funzionalità e per restituire l'estetica perduta. Per quel che riguarda il volto - afferma Raffaella Garofalo - "per nutrire e mantenere vitale la pelle del volto reimpiantata sono sufficienti 4 arterie e 6 vene: una struttura che può essere realizzata dal chirurgo, mentre i problemi di rigetto sono gli stessi di altri trapianti. Più difficili da risolvere, invece, i problemi etici e organizzativi". Il trapianto di volto - assicura l'esperta - non cambia i connotati del ricevente. "I test che abbiamo realizzato in Belgio su alcuni cadaveri dimostrano che il volto si adatta moltissimo a quello del ricevente. Sono soprattutto le strutture ossee, infatti, a dare forma al viso". Difficili da risolvere, invece, i problemi organizzativi ed etici. "L'ostacolo principale - continua l'esperta - è quello di trovare donatori compatibili, per età, colore e struttura della pelle. Dal punto di vista etico, inoltre, donare il volto, che rappresenta l'identità, è più complicato rispetto ad altre parti del corpo". La tecnica, ancora sperimentale, consiste nell'impiantare la pelle del volto, prelevata da cadavere con i muscoli oculari e della bocca. "In Belgio abbiamo già fatto diversi test - conclude Raffaella Garofalo - e i risultati sono stati presentati a congressi scientifici. Ora spero di poter ottenere al più presto l'autorizzazione a sperimentare sulle scimmie". "Attualmente le richieste di intervento sono ancora basse: arrivano dalle 400/500 chiamate all'anno", ha osservato l'esperta, intervenuta alla presentazione del convegno che si terrà in contemporanea, sabato, allo European Hospital e a Modena sullo stato di avanzamento delle più moderne e sofisticate tecniche microchirurgiche in fatto di ricostruzione di arti e pelle. Si calcola che, in media, le assicurazioni private valutino un danno all'arto superiore dai 3 ai 30 milioni. "Oggi siamo in grado di ipotizzare che una mano può essere rivestita con tessuto prelevato sotto i capelli - ha proseguito Raffaella Garofalo - attraverso la stessa invisibile cicatrice che si esegue durante un trattamento di lifting. Così come è possibile che la pelle dell'avambraccio possa essere trapiantata sulla mano con un vaso non visibile ad occhio nudo". L'evoluzione della tecnica insomma è tale che oggi "si può pensare anche alla ricostruzione dell'unghia - ha concluso. E' una struttura che in passato non veniva nemmeno presa in considerazione". |
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