venerdì 19 gennaio 1996

Gabriella Negri Masi, 56 anni, stava seguendo dei lavori sui suoi campi. I figli hanno cercato invano di liberarla.

Le riattaccano le braccia tranciate

Donna risucchiata da una motovanga:"miracolo" all'Aurelia Hospital. L'operazione è durata dalle 5 del pomeriggio alle 5 del mattino dopo, guidata dal microchirurgo Raffaella Garofalo
di Stefano Sofi

Appena l'anestesia si affievolisce, il ricordo di quei momenti drammatici si fa improvvisamente lucido: "Tiratemi verso destra, verso destra vi dico" urla Gabriella Negri Masi, 56 anni, agitandosi nel letto ancora in preda allo shock. E' troppo presto per poterla considerare fuori pericolo, è presto anche affinchè possa rendersi conto che i medici dell'Aurelia Hospital hanno fatto, forse, un piccolo miracolo. In senso laico, scientifico, naturalmente: riattaccandole il braccio sinistro che le lame di una potente motovanga le avevano tranciato di netto e ricucendole quello destro, praticamente maciullato. Ora è ricoverata in Rianimazione all'Aurelia Hospital, ma tra meno di due giorni si saprà se la "crash sindrom" è stata scongiurata e tra una decina anche la prognosi potrà essere sciolta. Ma ci sono molti buoni motivi per essere ottimisti sin da ora, giurano i medici. Anche se ci vorrà del tempo prima che la donna possa riacquistare un buon uso delle braccia. "Sono ben vascolarizzate e calde" dice la dottoressa Raffaella Garofalo, specialista in microchirurgia. Gli occhi cerchiati per la stanchezza, la dottoressa chiede di essere continuamente aggiornata sull'evolversi delle condizioni della paziente. Che notte è stata! Dodici ore di intervento, decine di persone in sala operatoria: gli ortopedici diretti dal professor Pescatore, i microchirurghi della dottoressa Garofalo, gli anestesisti della dottoressa Rossana Rusca, gli infermieri. L'intervento è cominciato alle 17 dell'altro ieri e si è concluso alle 5 del giorno dopo, quando l'alba illuminava già le campagne verdi dell'Aurelia, tutto intorno all'ospedale. L'incidente era accaduto proprio da quelle parti, in Via Casale della Maglianella, il pomeriggio precedente. Nel terreno della villa della famiglia Masi Negri, un trattore di quelli con la motovanga posteriore, grandi lame che rivoltano il terreno per rassodarlo, lavorava già da qualche ora per preparare l'impianto di alcuni alberi. Con i figli e altri parenti la signora Gabriella era lì, a seguire i lavori. Fin troppo da vicino se poi, improvvisamente, s'è sentita tirare dalle spalle. Le grandi lame della motovanga avevano imprigionato un lembo della sua giacca e la stavano come aspirando nel loro tagliente vortice. Può sembrare incredibile, ma è andata proprio così. Lei stessa ha cercato di liberarsi, chiedendo aiuto ai figli. Ha provato a sfilarsi la giacca per divincolarsi ma il movimento l'ha resa invece ancora più prigioniera delle lame, che alla fine le hanno letteralmente incastrato le braccia prima che il conducente del trattore riuscisse a fermare il motore. Una scena orribile: fra urla disperate, Gabriella Masi Negri stava dissanguandosi e il suo braccio sinistro era lì, tra le zolle. Un parente ha dato l'allarme e pochi istanti dopo - le distanze erano per fortuna minime - un'ambulanza dell'Aurelia Hospital era già lì, alla Maglianella. Mentre i suoi colleghi soccorrevano la donna, Enza, un'infermiera, si precipitava a recuperare il braccio tranciato. Lo avvolgeva in un telo sterile poggiandolo in un contenitore pieno di ghiaccio sintetico. Ma un'incognita grave, la solita carenza di sangue compatibile, s'è presentata ai medici poco dopo: l'emorragia era stata devastante, serviva tanto sangue e subito. Ci hanno pensato i parenti della donna, gli amici, i vicini: una quindicina, forse più, di trasfusioni. Una corsa contro il tempo che ha consentito ai medici di fare quello che sembrava impossibile.

L'esperto: Servono mesi per sapere se tornerà come prima

"Il reimpianto degli arti è un intervento tanto più difficile quanto più ci si trova lontano dal tronco, perché i vasi sangiugni sono più piccoli". La difficoltà dell'operazione fatta all'Aurelia Hospital è confermata dal dottor Guiscardo Gabbianelli, docente di microchirurgia alla scuola di specializzazione della Cattolica. A intervento finito è subito possibile conoscere l'esito del reimpianto? "No, quello che si può sapere immediatamente è se il pezzo è vitale. Dopo dieci giorni se l'arto rimane in sede è una conferma in più verso la riuscita. Non bisogna dimenticare che la crescita dei nervi è molto lenta. Addirittura per i primi tre, quattro mesi non c'è crescita".
 
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