Repubblica Salute

11 marzo 2004

La favola del trapianto di faccia


Come ogni anno dall’inizio dell’era dei trapianti, circa trent’anni fa, puntuale arriva l’annuncio di un trapianto di faccia imminente. Ma stavolta la favola -perche si spera non si realizzi mai- si arricchisce di una sperimentazione fatta a Roma. Ad accendere i riflettori su di sé stavolta è Laurent Lantieri dell’ ospedale Mondor di Creteil, Francia, pronto ad eseguire l’aridita operazione "se non ci saranno riserve etiche".
"Non è fantascienza. In Italia lo stiamo sperimentando da quattro anni", ha rilanciato Raffaella Garofalo, docente di chirurgia plastica e ricostruttiva all’universita di Roma di Tor Vergata. Poi, come prevedibile, è arrivato lo "stop" del comitato bioetico francese: "dopo il trapianto di faccia, il paziente si troverebbe in una situazione peggiore".
Come è stato per il trapianto di mano - anch’esso annunciato a più riprese da circa trent’anni - la terapia anti-rigetto deve essere molto forte tale da aprire la porta ad infezioni mortali e cancri inarrestabili. E poi la crisi d’identità. Se fu tale da spingere il trapianto di mano a farsela amputare è prevedibile quanto sia più drammatica la crisi d’identità di un trapianto di faccia. Infine: le attuali tecniche di chirurgia plastica, abbinate alle recenti scoperte biotecnologiche, sono in grado di restituire quasi sempre la propria faccia o almeno un somiglianza. Senza rischi. Ma questa è scienza al servizio del bene del paziente, non fantascienza al servizio della notorietà del medico di turno.

 
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