giovedì 19 gennaio 1996

Straordinario intervento di un'équipe medica dell'Aurelia Hospital guidata dalla dottoressa Garofalo e dal professor Pescatore

Riattaccate le braccia a una donna

Gabriella Negri, 63 anni, aveva avuto amputati gli arti dalla lama di un trattore. Necessaria una settimana per sapere se la paziente potrà riacquistare la funzionalità compromessa dall'incidente

di Paolo Zappitelli

SONO riusciti a riattaccarle entrambe le braccia che le erano state tranciate e dilaniate dalle lame di un trattore. Un'operazione quasi unica nel suo genere in Italia, durata dodici ore, e alla quale hanno partecipato due équipe di medici della clinica Aurelia Hospital. "Abbiamo fatto altri interventi per ricucire arti tagliati, ma mai due contemporaneamente" spiega la dottoressa Raffaella Garofalo che ha diretto l'équipe di microchirurghi, mentre quella di ortopedici era guidata dal professor Enrico Pescatore. "L'operazione è riuscita e il decorso è sicuramente buono. Però per sapere se la paziente potrà riacquistare completamente l'uso delle braccia bisogna aspettare almeno una settimana. Pungendo il polso con un ago esce sangue, vuol dire che l'arteria omerale funziona di nuovo perfettamente, che gli arti ora hanno una buona vascolarizzazione". Il pericolo più grosso era infatti dovuto alle due arterie femorali che erano state recise, con una grossa perdita di sangue e con il rischio di un'emorragia. "Quello che ci ha permesso di salvarla è stata la rapidità con la quale siamo intervenuti. L'incidente è avvenuto verso le cinque e alle sei la donna era già intubata e pronta in camera operatoria".
Gabriella Negri Masi. 63 anni, martedì pomeriggio stava lavorando in un campo vicino ad un trattore in via della Maglianella. Improvvisamente la giacca le è stata risucchiata dalle lame posteriori del trattore e, nel tentativo di liberarsi, è finita con entrambe le braccia nella macchina. Il braccio sinistro le è stato amputato di netto, il destro è stato strappato ma è rimasto parzialmente attaccato. "Quando è arrivata - prosegue Raffaella Garofalo - i medici e gli infermieri avevano bloccato l'arteria in modo da tamponare temporaneamente l'emorragia e avevano conservato il braccio in un telo con il ghiaccio secco intorno. In questi casi è importante che non si bagni, altrimenti intervengono processi di macerazione".
Da quando è entrata in camera operatoria, per quasi dodici ore attorno a lei si sono avvicendati una decina di medici, tra anestesisti, chirurghi e ortopedici. "Per il braccio sinistro, quello tagliato di netto, abbiamo prima riattaccato l'osso con un supporto metallico, poi siamo passati ai tessuti molli, ai nervi e infine abbiamo ricucito i vasi sanguigni. Poi abbiamo ricoperto la ferita con tessuti prelevati da altre parti del corpo".


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